|
Il Core Pazzo di Nino D’Angelo diventa un libro. Il direttore artistico del teatro Trianon si è presentato con camicia bianca, pantalone scuro, maglione salmone sulle spalle ed occhiali da sole davanti ad un folto pubblico, che ha interagito con lui.
“Core pazzo”, edito da Baldini e Castoldi, è una sorta di prosecuzione de “L’ignorante intelligente”. D’Angelo in “Core pazzo” ha raccontato gli ultimi dodici - tredici anni della sua vita, aggiungendo diverse poesie. Nell’opera che è divisa in tre parte, D’Angelo inizia parlando della periferia dov’egli è nato, passando da San Pietro a Patierno a Casoria.
Ma Nino da buon partenopeo non dimentica la famiglia e racconta del papà, il suo eroe, della madre, dei fratelli e del nonno, che prese malissimo la sua passione per Sergio Bruni.
«Mio nonno era un grande fan di Giacomo Rondinella, per questo detestava Sergio Bruni, quando gli dissi che era il mio preferito, per lui fu un dolore tremendo, come se gli avessi detto che tifavo per l’Inter!»
D’Angelo non dimentica il meglio della sua Napoli. La Napoli autentica quella di Sergio Bruni, il suo idolo, con cui ha avuto una splendida amicizia, e che poi ha cantato con enorme successo, e non dimentica Raffaele Viviani.
In “Core pazzo” c’è spazio per due grandissimi: Diego Armando Maradona, amico da sempre, e di Miles Davis che lo ascoltò in un taxi a Palermo e subito andò a prendere i cd di D’Angelo.
Proprio il grande trombettista jazz americano cambiò la percezione su Nino D’Angelo, che non rinnega mai il suo passato da neomelodico, quel passato che gli ha dato tantissimo, parole sue. E sempre usando parole sue «i neomelodici di allora, quelli degli anni ’80 erano superiori a quelli di oggi.»
|